ideabuca: poca carta, poche parole, qualche immagine.

carta, perché è il corpo di ideabuca
parole, perché se la lingua è data, le parole le scegliamo noi
immagini, “perché le stesse immagini aprono gli occhi ai ciechi e rendono gli intelligenti ottusi”

Leporelli, plaquette, opuscoli… Chiamateli come volete.  Per noi sono e rimarranno per sempre i Libretti: la forma originaria di ideabuca. Libretti: qualcosa che si tocca, si guarda, si legge in un fiato, si ripone, magari dentro un libro, e si ritrova, magari a distanza di anni.

I Libretti incartano tutte le ispirazioni e le aspirazioni di ideabuca:

  l’essere poca cosa,
  la consapevolezza che tutto ci precede,
  lo stare al margine,
  il disporsi “nella piega”,
  la solidarietà verso il residuale,
  la disponibilità nei confronti degli altri, per la quale
    “Tutti possono e devono.
     Bello. Fagiolo. Fiore.”
 

Prossime a quel “niente per il quale dire è, è dire già troppo”, le Cartine sono tutto il resto che può essere espresso con (poche) parole e immagini.

Appunti, biglietti, brevi citazioni, giochi di parole… Le Cartine, leggere come una piuma, hanno il potere di sfuggire alle forze gravitazionali e di lasciare il segno.

Sono il tentativo di ridare senso a fotografie salvate ad un passo dalla sparizione fisica.

Le Fotostorie individuano il loro metodo di lavoro nell’impossibilità di riconoscere nelle fotografie il riferimento a Bertani e a Bernasconi, personaggi supposti reali sui quali “nulla è dato sapere”.

Nel mondo privo di esperienza, in cui narrare è impossibile, le Fotostorie indicano nel gioco e nel “come se” delle storie un’ultima possibilità di significazione delle consunte immagini salvate.